Mi chiedo spesso cosa significhi davvero amare i libri e la lettura, non poterne fare a meno e come possano vivere bene quelli, la maggioranza almeno in Italia, che non leggono affatto.
Mi chiedo da cosa origini, come cresce, questo bisogno o non bisogno.
Non so, io sono cresciuta in una casa quasi senza libri, con genitori non lettori, orgogliosi di non nesserlo. Eppure fin da piccola ho sempre avuto questa attrazione patologica per i libri, per la scrittura.
Probabilmente i miei genitori, con la loro avversione per la lettura, mi hanno fatto apprezzare il gusto della “clandestinità”; mia mamma, con il suo sfiancante incitamento a uscire, a lasciare i libri, i quaderni e le matite per le “salutari passeggiate”, ha generato una sorta di spirito di ribellione, che mi ha fatto vedere i libri come trasgressivi. La loro incapacità di scegliere libri adatti a me, di consigliarmi, mi ha fatto avvicinare a caso a autori e volumi, in biblioteca, in libreria, in modo del tutto istintivo, sbagliando anche, ma lasciandomi libera di leggere anche cose “non adatte” alla mia età.
Peter Bichsel nella sua raccolta di articoli Al mondo ci sono più zie che lettori parla di queste zie, false maestre, che regalano gli albi illustrati ai bambini sperando di insegnare loro ad amarli, allontanandoli invece da una lettura “imposta” e perciò già in partenza sgradita.
Ecco, io di “zie” così non ne ho avute, ma piuttosto un papà simile a  quello di Caterina, la protagonista di Caterina sulla soglia, esordio di Susanna Bissoli, libro bellissimo letto di recente, e ne sono felice.

Lui mi indica la borsa con il mento e io finalmente la apro. Ci sono delle scatole di biscotti tra cui la solita, già aperta, di cantuccini, dei sacchetti di caramelle e il libro per me. Spero abbia almeno trre stelle sul dorso. Mio padre non si è mai accorto che il numero delle stelle corrisponde a diverse fasce di età. mi chiedo se nemmeno i titoli gli dicano niente, una settimana puà essere Huckleberry Finn, un’altra Lo scimmiotto color rosa.