L’amore ci farà a pezzi è un romanzo che secondo me molti lettori potrebbero essere portati a sottovalutare.
Dalla sua ha una copertina e un titolo fantastici.
Di contro la storia è molto banale: un giovane tennista fallito, promessa mai mantenuta, incontra prima virtualmente poi realmente, la bella giocatrice tedesca, che parla italiano, che è bravissima e che decide di trascorrere un anno in Italia per allenarsi. Ovviamente è amore, con tutte le implicazioni del caso.
Quello che può trarre in inganno è questa standardicità della trama, unita a un pelo di presunzione. Perché Malabaila non è un autore ingenuo, è giovane, ma non è sprovveduto. Conosce le regole e sa tenere in mano una storia, ha mestiere. Perciò, come spesso accade per le trame che sono ben costruite, ci si sente quel non so che retrogusto di presunzione.
Ad ogni modo, io ho trovato davvero incantevole questo libro, forse per motivi più personali che oggettivi.
L’atmosfera così echeggiante, fin dal leitmotiv del tennis, un libro che ho letto e amato nell’adolescenza, Il giardino dei Finzi-Contini, me lo ha reso immediatamente simpatico. Precedente che per altro viene anche apertamente svelato in un passaggio in cui il classico di Bassani viene citato, e con esso la bella e eterea Micòl, così simile per molti versi alla Monika dell’Amore ci farà a pezzi. Ma anche Andy, il protagonista-narratore, è molto simile al protagonista-narratore anonimo del Giardino, anonimo ma riconducibile allo stesso Bassani (e guarda caso Andy, il nickname usato nel forum in cui il narratore del romanzo di Malabaila e Monika si conoscono, sembrerebbe proprio un diminuitivo di Andrea).
Ma mentre in Bassani poi la Storia prende il sopravvento su tutto, e alla fine le oziose giornate dei ragazzi nel giardino non sono viste che come ricordo, malinconico e struggente, di un passato luminoso ormai perduto, qui non c’è nessuna guerra, nessuna Shoah a ridimensionare la partita crudele dell’amore, e Andy dovrà fare i conti solo con se stesso e il fallimento della sua relazione.
La parte finale, criptica, delirante, quasi un trip visionario à la Lynch, è la parte migliore.